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Reiki e la porta di accesso al potere del Perdono

USHIDA REIKI CLINIC
Pubblicato da Massimo in Quaderni · 4 Febbraio 2021
Giudicare o Perdonare?


Dopo aver assimilato i cinque principi nella loro essenza, che significa averli acquisiti nell’evoluzione del proprio stile di vita, il passo successivo ci conduce a sviluppare il significato di giudizio e di perdono.
Da un punto di vista orientale, in entrambi questi concetti troviamo il significato di Yin e Yang che, per esportarli in occidente, sono stati interpretati in base ad una serie di caratteristiche in opposizione tra loro, condizionando tutto lo studio della cultura orientale.
Ecco un piccolo esempio:
Yang          Yin                    Yang              Yin
Positivo    negativo          Estroversione  introversione
Attivo      passivo             Giorno             notte
Bianco      nero                 Estate             inverno
Destra      sinistra             Primavera        autunno
Bene         male                Sole                 luna
Luce         ombra              Cielo               terra
Padre       madre              Maschile          femminile
Vita          morte
La visione dualistica della vita cinese, vista in questi termini, ha portato all’interpretazione che una delle due polarità è sempre buona, mentre l’altra è malefica e deve essere sempre evitata.
Questo principio si è consolidato per la considerazione che fino a pochi decenni fa la nostra società occidentale riponeva sulla donna, e cioè la scoperta che anche presso i cinesi la polarità femminile è Yin, negativa, passiva e quindi malvagia!
Vista la mentalità occidentale, una tale interpretazione dei due ideogrammi, frettolosa e in malafede, ha condizionato la comprensione dell’organizzazione sociale orientale e le traduzioni della maggior parte dei suoi testi.
Ogni aspetto della vita cinese trae la sua origine da questi due ideogrammi. Nel perenne contrasto speculativo tra Yin e Yang, il taoismo riconosce un misterioso disegno sempre in cerca di un impossibile equilibrio, nel quale il caso e la necessità potrebbero essere assimilati alla nostra idea di Provvidenza.
Non tenteremo qui di sviluppare questo concetto, ma i risultati di una simile ricerca possono manifestarsi a tutti coloro che sono pronti ad accoglierne i segni.
Dallo studio di Yin e Yang i taoisti dedussero questa regola di comportamento: se si vuole ottenere una cosa, bisogna iniziare dal suo opposto. E così Lao Tzu, nel Tao Te Ching (XXXVI), scrive:
Ciò che vuoi contrarre devi prima espandere, ciò che vuoi indebolire devi prima rafforzare, ciò che vuoi abbattere devi prima innalzare, a ciò da cui vuoi prendere, devi dare. Questo è il discernimento sottile.
Il morbido e il debole sopraffanno il duro e il forte.


È evidente che un simile principio non può che uscire dal contesto di giudizio universale nel quale sarebbe scorretto affermare che una polarità sia preferibile all’altra, indistintamente. Infatti, l’unica condizione perché ciò accada presuppone l’esistenza di un giudice. Ma questo principio ci avvicina al concetto di un Dio giudeo cristiano che crea il mondo a sua immagine, come fosse un qualcosa di distinto da sé, di separato dalla natura e dagli esseri che la popolano.
Quindi, per la mente occidentale questa idea dell’implicita unità di tutti gli opposti è difficile da accettare, perché può sembrare paradossale che esperienze e valori, sempre creduti contrari, siano aspetti differenti dello stesso fenomeno.
Per spiegare la polarità Yin-Yang nella visione orientale, è spesso riportata l’immagine del Cielo e della Terra.
La Terra, femminile, ricettiva, nutre e dà sostentamento a tutti gli esseri. Il Cielo, maschile, attivo, offre la luce e l’aria, che stimolano la vita, l’evoluzione e la riproduzione.
Tuttavia senza la Terra nessun organismo può essere nutrito, anche se riceve le energie celesti; e senza luce e aria la pianta muore, anche se è nutrita dalla Madre Terra.
Difficile, in questo contesto, giudicare quale delle due situazioni sia la migliore, perché entrambe le polarità sono indispensabili alla vita. E ciò che credevamo contrario, diventa complementare, perché la sua sopravvivenza sta nella cooperazione e nell’integrazione, ognuno riempiendo i vuoti che l’altro lascia, in una armonia senza fine.
Ecco che giudicare l’altro, conduce a giudicare se stesso, perché entrambi rappresentano i due aspetti della stessa circostanza: l’oggetto del giudizio. Mancandone uno, verrebbe a cadere il motivo della disputa e la dipendenza culturale che conduce alla separazione.


Questo è il conflitto che oggi attanaglia l’umanità occidentale e quella occidentalizzata.
Yin e Yang non sono opposti, ma complementari e la profondità e molteplicità delle loro interpretazioni li rende sempre applicabili.
In linea generale rappresentano il principio di separazione con cui veniamo condizionati dalla nascita e il dover scegliere tra qualcosa e il suo contrario caratterizza tutta la nostra vita.
Così, la dualità tra spirito e materia diventa oggetto di giudizio, anche se nelle più nobili tradizioni esoteriche occidentali e nel Taoismo non si esalti lo spirito per mortificare il corpo, ma si consideri l’incontro tra queste due forme riconoscendo il corpo come tempio dello spirito e mezzo per l’evoluzione personale.
Anche la mente, attraverso il pensiero, è influenzata da queste due polarità. I pensieri, infatti, esprimono giudizi su situazioni, fatti, idee, oggetti, creando una catena di opposti. Ma questa dualità non esiste in natura, perché è creata dal processo mentale che si genera nell’atto di analizzare la natura stessa. Quindi il Tao rappresenta un concetto astratto molto lontano dalla mentalità razionale occidentale.
La conoscenza che nasce dall’osservazione e dalla sperimentazione personale degli eventi naturali, fa sì che attraverso il Tao sia possibile entrare in contatto con livelli di consapevolezza molto sottili e profondi.
Infine, Yin e Yang sono un simbolo che riassume in sé tutte le infinite polarità che si manifestano nella vita e che accompagnano la realtà a ogni livello e struttura.
Secondo questa visione dell’esistenza, il saggio taoista si rifà al non giudizio. Non come una mera negazione di qualsiasi tipo di valutazione, bensì come un’azione attiva dello spirito che impedisca alla mente di attaccarsi alle cose materiali e alle situazioni.
In questo modo si elimina il circolo vizioso che nasce dal giudizio, il quale genera a sua volta altri giudizi, e così via.
La consapevolezza di poter manifestare il divino attraverso la magia spirituale della fede in noi stessi, ci aiuterà a liberare sensi di colpa, scoraggiamento, collera, tristezza, risentimento, paure e a distaccarci dalla sofferenza del giudizio.
Questo allineamento con la nostra realtà divina ci farà uscire dalle acque torbide delle reazioni, delle illusioni e del dubbio per accedere al piano supremo del perdono.
È un percorso verso la maturità spirituale che può dare sollievo alle emozioni dolorose. È una tappa iniziatica che conduce al Chakra del Cuore e sta soltanto a noi decidere di aprirlo.
La tappa successiva ci porterà a volgere lo sguardo verso l’infinito.




Articolo tratto da
Reiki Tradizionale Giapponese
Terzo livello (pag. 39)
di Massimo Medoro




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