I TRE GRADI
DI
CONOSCENZA

 

Mi auguro che questi pochi e incompleti cenni che seguono aiutino a dimostrare quanto profondo sia stato il percorso culturale e trascendentale di Usui e quanto intimamente rilevante debba essere l’obiettivo che ogni allievo senta di dover raggiungere attraverso i suoi insegnamenti, ma soprattutto quanto forte debba essere l’intenzione a realizzare la propria evoluzione spirituale.

Al di fuori di questi concetti non troviamo il Reiki di Usui, ma una qualsiasi tecnica di guarigione con l’uso delle mani, pratica che era molto in uso già ai suoi tempi.

 

Il primo livello
Sho-den
(1° grado: l’entrata)

 

Nel Reiki, con il primo livello di conoscenza, si impara a riconoscere e sviluppare l’energia che esce dalle proprie mani e, attraverso l’intenzione, a servirsene per armonizzare il suo fluire.

Quando ci si sottopone ad una serie di sedute di questo tipo, il primo effetto che si percepisce un senso di rilassamento sia del corpo che della mente, con una conseguente attenuazione degli effetti dello stress. Ciò favorirà, nel tempo, un benessere psicofisico che svolgerà una  benefica azione di equilibrio sul sistema endocrino e, quindi, sulle difese immunitarie.

Ovviamente, non significa che il Reiki si oppone alle cure mediche, né tanto meno vuole sostituirsi. Infatti, non viene presa in considerazione la malattia (a questa ci deve pensare il medico) bensì la specificità ed unicità dell’individuo e l’inscindibilità degli elementi fondamentali che lo costituiscono: corpo, mente, emozioni e spirito. Inoltre, quando si parla di guarigione, va sempre intesa la soluzione energetica del conflitto interiore che sta alla radice della malattia e mai della malattia stessa.

Il secondo livello
Oku-den
(2° grado: l’insegnamento spirituale)

 

Se abbiamo percepito che una seduta di Reiki ci ha dato qualcosa di più che un semplice rilassamento, coinvolgendoci in un’esperienza globale, sia sul piano fisico, con sensazioni corporee, movimenti, ecc., che sul piano psichico, con emozioni, immagini fantastiche, idee, ecc., ci dobbiamo rendere conto che abbiamo fatto un’esperienza della dimensione umana nella sua unicità di mente, corpo, emozioni e spirito.

A questo punto potrebbe sorgere in noi la consapevolezza della nostra connessione con il Tutto, quel Tutto che sta dentro di noi e grazie al quale ci sentiamo di appartenere ai Regni della Natura ed in equilibrio con i suoi cicli.

Così il Reiki sconfina dalla sua dimensione strettamente personale e psicologica e si pone anche come strumento di crescita interiore e spirituale.

 

Quando Usui Sensei si accorse che alcuni allievi avevano difficoltà a comprendere questo concetto, propose loro tre antiche espressioni tratte dal Buddismo esoterico provenienti probabilmente dal sanscrito e dal giapponese kanji che, in occidente, presero il nome di “simboli”. Questo espediente li aiutò a concentrarsi sulle loro forme e sul suono (mantra) e ad utilizzarne, percependole, le rispettive energie.

Decise quindi di iniziare al secondo livello (Okuden) coloro che attraverso lo studio e la sperimentazione erano in grado di intuire la presenza di malattie o di squilibri energetici (Byosen Reikan-ho), individuando l’area del corpo in sofferenza (Reiji). Queste capacità, che furono tralasciate dallo stesso Hayashi, attualmente non sono più in uso visto il progresso delle tecniche diagnostiche.

 

Con il secondo livello siamo introdotti all’aspetto materiale dei tre simboli, cioè al loro modo di tracciarli o scriverli. Però, c’è anche qualcosa di invisibile, di “immateriale”, che li contraddistingue: l’energia, la forza in movimento, la vita.

Sappiamo che nel metodo Usui di guarigione naturale, Rei rappresenta l’aspetto spirituale, il divino, il sacro e Ki rappresenta la vita in se stessa. Quindi utilizzando i simboli costruiamo un ponte nell’intervallo che separa la vita e ciò che è oltre il visibile, tra il cuore e l’anima.

Il terzo livello
Shinpi-den
(3° grado: l’insegnamento segreto o il mistero)

 

In questo grado, secondo gli insegnamenti tramandati in occidente da Chujiro Hayashi e, successivamente, dal Hawaio Takata, entra in gioco un quarto simbolo. Tuttavia, in alcune ricerche recenti sul Reiki, forse ancora non del tutto rivelate, prende forza il fatto che Usui non avrebbe mai raggiunto il terzo livello.

Personalmente ritengo più probabile che Usui, obbligato a mantenere il segreto iniziatico, abbia deciso di non divulgare un aspetto così importante della sua conoscenza esoterica e spirituale, alla quale molti dei suoi allievi non erano ancora pervenuti. Per questa ragione, è possibile che anche Hayashi appartenesse a questo gruppo di adepti. Tuttavia, per la sua professione di medico sicuramente egli mostrava maggior interesse per l’incremento energetico che questo simbolo emana sugli altri tre allo scopo di aumentarne la forza guaritrice. Basti pensare che descrisse con una metodicità scientifica il modo di utilizzare il Reiki per numerose patologie e questi appunti furono raccolti nel suo Hayashi Booklet. Inoltre, è possibile che possa aver insegnato questo simbolo alla Takata, ma soltanto perché lo utilizzasse a scopi terapeutici.

Phyllis Furumoto, nipote della Takata, più volte ha sostenuto che una delle più accreditate Maestre giapponesi, Chiyoko Yamaguchi, insegnò il Reiki che chiamò Jikiden, come lo apprese durante un seminario nel 1938 dallo stesso Hayashi e, quindi, senza le influenze occidentali. Chiyoko durante i suoi seminari non utilizzava e non insegnava il quarto simbolo. 

 

Spiriti guida, animali totem, spiriti della natura, sono termini usati nella tradizione occidentale e orientale per descrivere il mondo spirituale da cui l’essere umano è disceso nel proprio corpo fisico sulla Terra.

Secondo Rudolf Steiner e molti altri, prima e dopo di lui, si tratta di entità evolute che preservano tutta la saggezza delle forze dell’anima, come le definì Christian Rosenkreutz nel Trecento.

L’accesso a tali conoscenze e misteri avviene attraverso un antichissimo percorso iniziatico le cui origini e i rituali si perdono nel tempo.

Al grado più basso, il candidato deve sperimentare il passaggio dal piano fisico al suo piano astrale e in questa esperienza è "... condotto, senza che possa vedere, in un mondo più sottile, pur avvertendo il contatto di un amico che gli tiene la mano e lo guida nel viaggio."