Il Reiki in ospedale

Ho effettuato molte sedute su persone affette da vari disturbi, durante la convalescenza, prima e dopo interventi chirurgici o cure mediche impegnative. Ma gli effetti positivi che ho ottenuto, per esempio, nel campo delle dipendenze, su pazienti che dimostravano difficoltà di recupero con le cure tradizionali, mi hanno convinto delle enormi potenzialità ancora sconosciute di questa tecnica.

I disturbi emozionali gravi, legati alla tossicodipendenza, sono spesso contenitori di dolore e di sensi di colpa. Anche in questi casi il Reiki, riproducendo un ambiente favorevole per accettare istintivamente di “volersi bene”, può stimolare un’inversione nell’evoluzione del conflitto alla base del disagio, aiutandone il riconoscimento, l’elaborazione e, spesso, l’eliminazione.

L’alleggerimento emozionale che ne deriva è senz’altro positivo per il corpo e la mente e aiuta ad intraprendere o sostenere qualsiasi terapia di recupero.

 

Negli stati di panico, gli effetti calmanti di mezz’ora di Reiki riescono a ridurre, talvolta a eliminare, l’agitazione e il tremore.

Alcuni pazienti hanno riferito che il trattamento di Reiki rappresentava la loro prima esperienza di essere toccati amorevolmente, senza che qualcuno pretendesse qualcosa in cambio.

Per queste persone, che hanno subito abusi fisici e/o sessuali, sperimentare la dolcezza e l’attenzione che veniva loro accordata dall’operatore, alleviava la tensione provocata dal desiderio di proteggersi da ulteriori abusi.

Spesso, era la prima volta nella vita che riuscivano a provare un senso di sicurezza.

 

È successo, talvolta, che durante la sequenza del trattamento, appoggiando le mani in alcune parti del corpo, venissero liberati i ricordi di traumi rimossi. Tuttavia, il dolce effetto calmante del Reiki consente di rivivere il trauma senza sperimentare nuovamente il dolore già vissuto.

Colui che riceve il Reiki diventa, così, un osservatore dell’emozione rivissuta e non un partecipante. Ciò lo aiuta a vedere più chiaramente come liberarsi dei suoi comportamenti passati o dei problemi irrisolti senza essere bloccato dalla paura.

Spesso, questa esperienza ha portato la persona a risolvere disturbi cronicizzati che erano associati al trauma emozionale sofferto.

Fin dal 2002, il Centro di Medicina Psicosomatica dell’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano, con un’iniziativa finanziata dalla Regione Lombardia nell’ambito del progetto “Osservazioni e valutazioni di procedure terapeutiche di medicina complementare”, è diventato il primo reparto di un’Azienda Ospedaliera pubblica in cui viene praticato il Reiki.

I pazienti, di età tra i 18 ed i 60 anni, con emicrania diagnosticata da almeno un anno, ribelle ai trattamenti farmacologici e con una storia di abuso di analgesici, possono usufruire di un ciclo di trattamenti di Reiki.

I pazienti vi accedono con impegnativa per visita c/o l’ambulatorio di Medicina Psicosomatica pagando le prestazioni secondo le tariffe del S.S.N.

All’inizio e alla fine del trattamento vengono praticati test psicodiagnostici e somministrati dei questionari per valutare l’andamento dei sintomi. I pazienti sono controllati dopo sei mesi e un anno.

Viene segnalato che il trattamento di Reiki, ha indotto, nella quasi totalità delle sedute, uno stato di rilassamento medio/profondo: questo dato è particolarmente interessante in quanto il paziente cefalico, più di altri, incontra difficoltà ad abbandonare il controllo e a lasciarsi andare.

I pazienti, in prevalenza donne, coniugate, di età media 37 anni, di cui la maggior parte ha compiuto studi superiori, alla fine del trattamento si sono dichiarati molto soddisfatti dell’esperienza.

Dal 2003, la Struttura Complessa di Oncologia Medica delle Molinette di Torino, afferente al Polo Oncologico della Cittadella Ospedaliera, ha avviato in collaborazione con un’Associazione locale, il progetto “Reiki in Ospedale”. Scopo del progetto è di fornire, attraverso la pratica del Reiki, un elemento di sostegno ai pazienti del Centro Oncologico sottoposti sia a terapie mediche tradizionali sia a cure palliative.

Il paziente è seguito da un’equipe composta di differenti figure professionali: un medico, uno psicologo, il personale infermieristico, gli operatori Reiki.

Il progetto sta incontrando un vasto consenso fra i pazienti e dal 2005 i trattamenti di Reiki sono inseriti nella Guida ai servizi aziendali e territoriali COES. e sul sito ufficiale dell’Ospedale Molinette di Torino.

Inoltre, nei mesi di marzo e aprile 2006, presso la stessa struttura ospedaliera, si è tenuto il primo corso di formazione per operatori Reiki in ospedale.

 

La dottoressa Silvia Cecchini[1] nel suo articolo “Reiki nel Servizio Sanitario Nazionale” (tratto da http//utenti.lycos.it/ReikiCecchini) scrive:

Osservazioni cliniche, riportano che Reiki accelera il processo di cicatrizzazione, abbassa la pressione sanguigna, riduce lo stress ed è un efficace coadiuvante nella terapia del dolore. È complementare ad altri trattamenti medici e, poiché accelera il processo di guarigione e minimizza gli effetti collaterali, ben si accorda ai trattamenti allopatici convenzionali.

Ha grandi potenzialità in campo medico perché, a differenza di tante altre metodiche non convenzionali, è estremamente riproducibile (indipendentemente dal terapeuta, così come i farmaci allopatici), è una pratica di facilissimo apprendimento e alla portata di tutti.

È inoltre utilissimo in tante malattie funzionali dovute ad un disequilibrio energetico (quindi, in pratica, tutto ciò che risponde alla terapia con agopuntura risponde anche alla terapia con Reiki, nel quale però non si usano aghi, ed è praticabile su se stessi con l’autotrattamento).

Proprio per questa sua riproducibilità si presterebbe molto ad una serie di studi medico-scientifici.

Per ciò che riguarda il “nursing”, è utilissimo in quanto ampiamente praticabile da personale paramedico su pazienti ricoverati o in day hospital.”

 

Il Centro per le Medicine Tradizionali dell’O.M.S., nel 2002, ha elencato gli obiettivi nel campo delle medicine complementari:

-      favorire l’integrazione delle medicine complementari nei sistemi sanitari pubblici o assicurativi;

-      produrre studi di efficacia sulle diverse terapie;

-      fare in modo che le cure siano accessibili a tutti e distribuite in modo razionale.

 

È da sottolineare che quasi 5 miliardi di persone considerano la medicina alternativa come quella che per noi è considerata la medicina ufficiale.

 

Il Reiki, comunque, affianca le terapie convenzionali in numerosi centri ospedalieri di tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti ed in Canada. Qui è utilizzato per lo più da personale infermieristico e da fisioterapisti e rientra nel curriculum formativo di queste figure professionali.

In questi centri, è considerato come un “supplemento” e non come un “sostituto” della terapia convenzionale, quindi come terapia complementare e non alternativa alla terapia ufficiale.

Negli U.S.A i corsi di Reiki sono inseriti dalle associazioni professionali tra quelli che danno diritto all’acquisizione di “crediti formativi”, chiamati in questo Paese CEU (Continuig Education Units).

Un corso base di Reiki (il così detto primo livello) dà diritto a 7 punti CEU presso l’American Holistic Nurses Association (AHNA) e presso il National Certification Board of Therapeutic Massage and Bodywork (NCBTMB). Informazioni in questo campo si possono ottenere contattando l’International Center for Reiki Training nel Michigan.

 

La relazione che segue è parzialmente tratta da “LA RIVISTA ITALIANA DI CURE PALLIATIVE” dell’autunno 2005.

 

Il Reiki nell’assistenza infermieristica

al paziente anziano con neoplasia avanzata

 

Maria Teresa Vitale, Maria Elena La Grassa, Franco Lombardi,

(UOC di Onco-Geriatria, Istituto Geriatrico “Pio Albergo Trivulzio”, Milano)

 

Dario Cova, Elisabetta Cofrancesco

(Dipartimento di Scienze Medico-chirurgiche, San Donato, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano)

 

 

Riassunto

Reiki è un antico e semplice metodo di cura tramite il tocco delle mani. Si tratta di una tecnica di rilassamento efficace anche nel malato oncologico durante i trattamenti chemio e radioterapici, sia nella fase avanzata e terminale sia come adiuvante nella terapia del dolore.

Scopo del presente studio è valutare se Reiki, in supporto alle terapie convenzionali, possa contribuire ad alleviare i sintomi correlati alla patologia neoplastica nel paziente oncologico anziano.

In uno studio pilota, prospettico, sono stati arruolati 25 pazienti (l6 donne), età media 71 anni, affetti da neoplasia in stadio avanzato e con performance status secondo Karnovsky tra 50 e 10.

Sei pazienti sono stati accompagnati alla morte. Sono stati eseguiti 6 (range 2-9) trattamenti Reiki per paziente, a cadenza bi-trisettimanale.

Il rilassamento è risultato medio-profondo nel 90% dei pazienti, il riscontro soggettivo di “sentirsi meglio” nel 94%, l’indice di gradimento da parte dei pazienti 9,5 (score 0-10).

Per quanto riguarda i parametri clinici, si è registrato un miglior controllo del dolore, dell’agitazione, della nausea e del vomito. I pazienti terminali sono stati accompagnati alla morte nell’accettazione e in serenità.

Nel paziente anziano affetto da tumore in fase avanzata, Reiki sembra contribuire ad alleviare i sintomi della malattia e degli effetti collaterali delle terapie e migliora la qualità di vita mentre, nell'infermiere che lo trasmette, sostiene la relazione, riduce l’ansia nella cura, aumenta l’empatia, sviluppa amore e compassione.

 

Introduzione

 “Le cure infermieristiche complementari sono cure ‘olistiche’ e ‘naturali’ che possono essere utilmente affiancate alle cure ufficiali sia infermieristiche, sia mediche e possono essere parte integrante del piano di cura in ambito preventivo, curativo, riabilitativo.

Non si fermano alla malattia o all’organo malato, ma a tutti gli effetti possono essere considerate “cure della persona”, indirizzano alla responsabilizzazione verso la propria salute, rinforzano il potenziale di auto-guarigione, riconoscono come fondamentale la creazione di un ambiente relazionale fra curante e pazienti” (IPASVl[2]).

Il Reiki, si ispira ad un modello “naturale” e “olistico” di cura, nel quale l’uomo è visto come unità inscindibile di corpo, mente, spirito e la malattia come epifenomeno di una condotta di vita. Si ispira anche al “modello energetico”, ispirato alla fisica quantistica, che considera il corpo non solo nella sua materialità fisica o chimica, ma come “energia vitale”, che si esprime:

a) biologicamente, nelle reazioni biochimiche e biofisiche che avvengono nelle cellule;

b) psichicamente, nelle emozioni/sensazioni che attraversano il nostro corpo e nel linguaggio/pensiero della nostra mente;

c) nello scambio con l’eco-ambiente, per cui il campo elettromagnetico umano e i campi elettromagnetici del nostro pianeta/universo si scambiano continuamente informazioni energetiche.[3]

Il Reiki interviene sugli elementi psicoenergetici della personalità e promuove la reintegrazione e il riallineamento del complesso corpo-mente-spirito. Per questo viene classificato dal National Center for Complementary and Alternative Medicine (National Institute of Health) tra le terapie della “biofield medicine o terapie del campo bioenergetico”.

 

Come tecnica di contatto manuale (Touch Therapy), il Reiki si può collocare tra le più efficaci tecniche “dolci” di rilassamento e analgesia. Inoltre, si è dimostrato efficace nella terapia del dolore (anche oncologico), nell’assistenza pre e post-operatoria, durante i trattamenti chemio e radioterapici, nel malato oncologico avanzato e terminale e negli stati ansioso-depressivi in genere.

 

Il Reiki stimola il sistema immunitario e attiva le difese naturali. Durante il trattamento si ottiene un rilassamento profondo con riduzione della pressione arteriosa sistolica e della tensione dei muscoli del collo, oltre ad un aumento delle IgA salivari[4].

Lo stato di rilassamento mentale che un ciclo di trattamenti Reiki produce dura per più settimane[5] ed è in grado di alleviare i sintomi fisici (percezione del dolore, dispnea, astenia, nausea) e psichici (ansia, insonnia, depressione) spesso presenti nel decorso della malattia oncologica[6].

 

Nel paziente oncologico anziano, la terapia farmacologica del dolore e dei sintomi correlati alla patologia neoplastica è particolarmente delicata, in quanto il soggetto anziano è più sensibile ai sovradosaggi e presenta un aumentato rischio di effetti collaterali. In particolare vi è un rischio elevato di sviluppare mielodepressione, fatigue e tossicità a livello del tratto gastroenterico[7].

Inoltre, la malattia oncologica nell’anziano assume caratteristiche specifiche che travalicano il malessere fisico e compromettono seriamente l’equilibrio psicologico del malato.

La condizione, o solo la sensazione dell’abbandono, la perdita dell’autonomia e della forza fisica, l’affievolirsi dell’interesse per il futuro, possono essere lette come interruzione del flusso di energia vitale, come disarmonia tra se stessi e gli altri.

Il Reiki, promuovendo la riattivazione del flusso energetico vitale, rimuove gli ostacoli e i blocchi al libero fluire dell’energia e cura corpo e mente con effetti sensibili sulla qualità di vita.

La tecnica: vantaggi dal punto di vista personale e sanitario

Le sedute Reiki avvengono a paziente completamente vestito, comodamente sdraiato, in un ambiente silenzioso,illuminato da luce soffusa e con musiche rilassanti.

Nel trattamento completo, le mani dell’operatore vengono dolcemente appoggiate su vari punti del corpo del paziente (3-5- minuti per ciascun punto), in corrispondenza dei “centri” energetici della medicina orientale. Nel trattamento di una zona dolente limitata, si può eseguire un trattamento localizzato alla sola zona interessata.

Il trattamento dura in tutto da 30 a 45 minuti.

 

Il Reiki presenta grande potenzialità in campo sanitario in quanto:

a) la tecnica è standardizzata ed è riproducibile da operatore a operatore e, per lo stesso operatore, da un trattamento all’altro. Non sono necessarie doti speciali innate degli operatori; soltanto un’adeguata formazione che si acquisisce durante un corso condotto da un master Reiki;

b) è praticabile anche da personale laico non sanitario (anche in regime di volontariato) e da caregiver in pazienti ricoverati o a domicilio;

c) non utilizza aghi, strumenti o apparecchiature, né strutture particolari;

d) è di facile apprendimento e alla portata di tutti;

e) è praticabile su se stessi con l’autotrattamento (self help). Ricarica energeticamente e quindi è utile anche nel sostenere il personale di assistenza, in quanto riduce l’ansia da prestazione, la depressione, il senso di impotenza, la stanchezza fisica ed emotiva[8]

f) non è nota alcuna tossicità o effetto collaterale.

Obiettivi

Scopo del presente studio è valutare se Reiki, in supporto alle terapie convenzionali, possa contribuire ad alleviare i sintomi correlati alla patologia neoplastica nel paziente oncologico anziano, in stadio avanzato o terminale, e migliorare la qualità dell’assistenza da parte del personale infermieristico (progetto “Ospedale senza Dolore”).

 

Metodo

Le sedute venivano effettuate per lo più nelle ore pomeridiane per non interferire con le attività di reparto.

II rilassamento, alla fine delle sedute di Reiki, è risultato medio-profondo nel 90% dei pazienti, il riscontro soggettivo di “sentirsi meglio” nel 94%, l’indice di gradimento medio da parte dei pazienti 9,5 (score da 0 a 10).

Il rilassamento indotto dal trattamento produceva nella maggioranza dei pazienti un progressivo e rapido abbandono delle difese psico-somatiche, un “dolce” riposo della mente e del corpo. Favoriva l’emergere di materiale immaginativo o pensieri positivi relativi al vissuto personale, recente o remoto.

Spesso il paziente era in grado di percepire con maggiore intensità il proprio corpo nelle parti sane, riappropriandosene. In molti casi, il trattamento di Reiki si è dimostrato utile e risolutivo, anche in presenza di intensa sofferenza globale.

 

Riportiamo la testimonianza di una paziente di 74 anni, affetta da neoplasia polmonare avanzata:

“La sensazione corporea durante il Reiki è stata molto piacevole. La mia mente andava per conto suo, tanti pensieri si sono affollati nella mia mente, tanti ricordi mi hanno commosso. Ho pensato ai miei parenti morti, alla mia malattia, alla mia vita di oggi. Intanto il corpo lentamente si rilassava. Sentire le mani poggiate delicatamente sui miei occhi mi ha dato la sensazione di avere a fianco un amico con il quale potevo condividere i miei problemi.”

 

Il gradimento, anche da parte del personale di assistenza, è stato molto alto perché, oltre ad offrire competenze tecniche professionali, ha costruito con il paziente un rapporto di ascolto e disponibilità, recuperando così la “dimensione globale” a cui mira l’assistenza infermieristica.

 

Alcuni pazienti terminali sono stati sostenuti, nel momento del trapasso, con il Reiki: l’esperienza è stata di serenità e gratitudine da parte dei pazienti e, da parte delle infermiere, di accoglienza e compassione.

 

Conclusioni

Nel paziente anziano affetto da tumore in fase avanzata, il Reiki può essere efficace nel contribuire ad alleviare sintomi della malattia e nel migliorare la qualità di vita, inoltre può essere utilizzato a complemento delle terapie analgesiche farmacologiche perché in grado di fornire sollievo psicologico anche all’ammalato in fase terminale.

 

Nella nostra esperienza di infermiere di un reparto oncogeriatrico, il Reiki è risultato molto gradito ai pazienti per i seguenti motivi:

a) dal punto di vista fisico il trattamento di Reiki svolge un’azione rilassante sciogliendo le tensioni emotive, regolarizza la pressione arteriosa e il battito cardiaco, distende la muscolatura contratta con un buon effetto analgesico finale; inoltre ricarica energeticamente;

b)   dal punto di vista emozionale il trattamento di Reiki riporta in contatto con i propri sentimenti, contribuisce a rasserenare le situazioni intricate, sostiene le relazioni, aiuta a vivere più intensamente il presente, aumenta l’accettazione della malattia e predispone positivamente verso il futuro;

c)   dal punto di vista mentale il trattamento di Reiki riporta chiarezza, lucidità e può risvegliare l’interesse per l’esistenza nonostante la malattia e la sofferenza; aumenta la consapevolezza di sé e, conseguentemente, la capacità di riconoscere ed esprimere la propria verità anche nelle situazioni più difficili;

d)   dal punto di vista spirituale il trattamento di Reiki induce uno stato di maggiore fiducia in se stessi e nella vita. Ci si sente parte di un tutto che scorre e fluisce, si ritrova la forza di pregare o di sperare.

 

Anche l’infermiere/operatore che esegue i trattamenti riceve notevoli vantaggi in quanto il Reiki sostiene la relazione, riduce l’ansia nella cura, aumenta l’empatia e la comprensione per l’altro, sviluppa amore e compassione.

L’inserimento del Reiki nella formazione professionale dell’infermiere può offrire un utile mezzo per valorizzarne la professionalità, trasformando la “manipolazione” del paziente, a volte ruvida e veloce per necessità contingenti, in una vera e propria “terapia di contatto[9].

 

La natura pilota di questa esperienza, non controllata, impedisce di valutare se il Reiki sia di per sé superiore o paragonabile ad altre metodiche di rilassamento e quindi di identificare un contributo specifico della tecnica prescelta al risultato.

Inoltre, poiché i pazienti, di cui alcuni deceduti, sono stati trattati durante un ricovero ospedaliero, non è stato possibile eseguire il follow up ed avere informazioni sulla durata nel tempo dei benefici.

 

Sarebbe interessante effettuare studi comparativi tra metodiche diverse di tipo psicologico, di supporto spirituale o anche tra il Reiki e altre tecniche olistiche, con una forma di placebo adatta al tipo di intervento. Come pure sarebbe utile proseguire l’osservazione a domicilio e documentare la durata nel tempo degli effetti, per dare maggiore evidenza agli interessanti risultati ottenuti in questo studio.

 

Queste poche testimonianze avvalorano l’ipotesi che sarebbe un grande passo in avanti per ogni azienda ospedaliera promuovere corsi di formazione sul Reiki indirizzati al personale medico e paramedico. Gli enormi benefici che questa esperienza può portare non riguardano soltanto la salute dei pazienti, ma anche il benessere degli stessi operatori, spesso sottoposti ad uno stress superiore a molte altre professioni.

Il Reiki ha un’efficacia comprovata nella prevenzione e cura del “burnout”, aiuta a riprendersi dalla fatica fisica, dallo stress per i cambiamenti di orario dovuto ai turni, migliora la qualità del sonno e, più in generale, rafforza il sistema immunitario.

 

 

 



[1] Silvia Cecchini, medico, lavora nell’Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze presso il Presidio per lo Studio e la Prevenzione Oncologica, Istituto Scientifico della Regione Toscana. Ha condotto uno studio controllato in portatrici di infezione cervicale da HPV trattate con Reiki, con gruppo di controllo: dopo 6 mesi la percentuale di regressione spontanea nelle pazienti non trattate è stata del 27%, coerente con la percentuale riportata nella letteratura, mentre per il gruppo trattato con Reiki la regressione si è avuta nell’83% dei casi.

[2]  Bini B., Brizio E., De Benedetto L. et al. “Linee Guida per un Percorso di Alta Formazione in Infermieristica e Cure Complementari”, Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI, 2002;

http://www.ipasvi.it/pubblicazioni/ArchivioRiviste/Indici/files/114/master10.pdf

[3] Matteliano D., Holistic nursing management of pain and suffering. New York States Nurses Association.

   Cofrancesco E., Destino A., Merati L., “Reiki il tocco che cura. La tecnica dolce per rilassarsi e alleviare il dolore”. Riza Scienze 2002.

[4] Wind Wardell D., Engebretson J., Biological correlates of Reiki touch healing. Advanced Nursing 2001.

  Wilkinson DS., Knox PL., Chatman JE., et al. “The clinical effectiveness of healing touch. Altern Complem Med 2002.

[5] Merati L., Brianzoli C., Barbagelata F. et al. “Le tecniche di rilassamento come trattamento integrativo nella cura del dolore: Reiki e terapia dell’emicrania”. OMS Educazione e ricerca medica, Ginevra.

[6] Vitale MT., La Grassa E., Cova D. et al. “Le tecniche di rilassamento nella cura del dolore: Reiki e paziente oncologico anziano.” XI Congresso Nazionale Società Italiana di Cure Palliative, Forlì 31 marzo / 3 aprile 2004.

   Altieri C., Monzani B., Montanari M. et al. “Reiki come terapia di supporto nel paziente onco-ematologico sottoposto a chemioterapia intensiva e TMO”. Riunione Nazionale GITMO  (Gruppo Italiano Trapianto Midollo Osseo) Sessione infermieristica, Bologna 12 / 13 maggio 2005.

[7] Ubbiali A., Baruffi S., Benedetti N. et al. “Terapia complementare e di supporto nel paziente oncologico anziano.” Geriatric & Medical Intelligence “Medicina e Anziani” 2003.

[8] Ubbiali a., Baruffi S., Benedetti N. et al. “Terapia complementare e di supporto nel paziente oncologico anziano”, Geriatric & Medical Intelligence “Medicina e Anziani” 2003.

  Gallob R., “Reiki: a supportive therapy in nursing practice”, New York State Nurses Association, 2003.

[9] McElligot D., Holz MB, Corollo L., et al. “A pilot feasibility study of the effects of Touch Therapies on nurses”, New York State Nurses Association, 2003.