MASSAGGI
Una breve introduzione
La pelle

Le principali divisioni del corpo
I componenti del sistema Uomo
Una breve introduzione28x23

Per introdurre brevemente alcuni argomenti di carattere generale che coinvolgono tutti i tipi di massaggio, possiamo iniziare ponendoci una domanda:

abbiamo già risvegliato in noi una consapevolezza abbastanza raffinata in grado di accettare un rimedio o una vibrazione che produca un’inversione al processo di malattia?

In altre parole,

perché prima di conoscere le qualità di un olio essenziale non conoscere un po’ di più se stessi nella relazione percettiva con il mondo, cercando di esplorare le possibilità della sensibilità umana e di sperimentare nuovi piani di coscienza?

Se una persona si rivolge a noi per essere massaggiata, non ci offre soltanto il suo corpo, bensì tutto il suo “essere” fisico e mentale: il suo psicosoma ovvero l’unità corpo-mente.

Infatti, perché possa essere veramente attivo un metodo terapeutico olistico o di crescita personale, deve instaurarsi uno stato di autocoscienza con la convinzione che, finché una persona è viva, non potrà mai essere un corpo separato dalla mente.

È fondamentale tenere sempre presente che, se non siamo medici, non possiamo e non dobbiamo fare diagnosi, ma se sappiamo leggere il corpo di una persona, riusciremo sicuramente a far reagire la parte sana del suo organismo e, conseguentemente, a ripristinare l’equilibrio energetico perduto. Questo è un principio guaritore.

 

Ogni cellula contiene lo schema completo per la costruzione di un intero organismo e, quindi, non c’è nulla che sia al di là dei poteri di autoguarigione del corpo.

Perciò, come terapeuti, tutto quello che possiamo fare è bilanciare il suo flusso energetico, che significa:

“mettere il corpo del paziente nelle condizioni migliori per guarirsi da sé”.

 

La tecnica di bilanciamento energetico più semplice consiste nel controllare i muscoli che sono associati ai quattordici meridiani energetici principali.

Se un muscolo è forte, possiamo essere certi che, attraverso il meridiano corrispondente, l’energia fluisce liberamente.

Se il muscolo è debole, vale a dire flaccido, tremante e cedevole, significa che dobbiamo stimolare il flusso energetico presente in quel particolare meridiano.

Per accertare questi squilibri, qualora non siano immediatamente individuabili, ci si può avvalere, ad esempio, dei test kinesiologici.

Durante l’esecuzione di un massaggio aromaterapico, ayurvedico, cinese, olistico, tailandese, ecc., dobbiamo essere consapevoli che stiamo per entrare nel processo evolutivo di quel fenomeno capace di superare la capacità di resistenza di un organismo vivente:
la malattia.

Qui, troveremo un mondo in continua mutazione, una vita silenziosa retta dalla dinamica vitale alla quale daremo una “spinta rivitalizzante” che favorirà o bilancerà la circolazione dell’energia vitale, ma anche il risveglio di antichi ricordi e di antiche emozioni, con tutte le implicazioni che ne potranno derivare.

Incontreremo anche la sofferenza soggettiva”, i cui sintomi sono avvertiti dal paziente, senza che sia riscontrabile una causa fisiologica certa.

Entreremo nelnon rivelato: quello stadio della malattia non ancora identificato dalla scienza (tutti gli accertamenti clinici sono negativi) e che il paziente stesso non percepisce sul piano fisico. Soltanto la sua coscienza, per l’attitudine ad osservare l’infinitamente profondo, può coglierne l’essenza.

 

 

Quindi, sono le tensioni psicologiche che si riflettono sull’equilibrio energetico e che sfociano in una vera e propria malattia, sulla quale viene incoraggiata una resistenza inconscia al cambiamento e, di conseguenza, alla guarigione. Ecco perché il nostro ruolo è soltanto quello di accompagnare il paziente nel suo proprio cammino di guarigione interiore.

 

Tutto questo, però, deve avvenire in un clima di assoluta reciproca fiducia, in cui l’operatore assume sempre più il ruolo di consigliere e di confidente, senza oltrepassare il suo compito di accompagnatore per evitare di influenzare, con la sua volontà, l’evoluzione spirituale del paziente.

 


La pelle 28x23

La pelle rappresenta un ecosistema abitato da una flora benigna che si oppone al moltiplicarsi di specie patogene.

Come barriera biochimica mantiene un ph di 3,5 grazie alle ghiandole sebacee e sudoripare, per cui ogni loro alterazione favorisce la penetrazione di germi patogeni. Infatti, la pianta del piede, priva di ghiandole sebacee, è più sensibile alle infezioni fungine; mentre, dove sussistono le loro scarse o squilibrate condizioni energetiche, si creeranno le condizioni favorevoli all’insorgere di allergie, eczemi, ecc.

 

Secondo la Medicina Energetica, l’energia, il Qi, della pelle è essenzialmente difensiva ed è fornita dall’energia del Polmone; ma l’energia, da sola, rinsecchisce la pelle e quindi è coadiuvata dal Sangue che la nutre.

Un’energia fondamentale è data dall’Acqua che rappresenta il maggior componente del Sangue ed alla quale si devono l’elasticità e la morbidezza.

Equilibrando le ghiandole sebacee e sudoripare in senso quantitativo e qualitativo, possiamo intervenire sui processi immunitari della pelle e di tutti i tessuti che confinano con lo spazio esterno. Questo è un dato fondamentale.

 

Le più importanti funzioni che la pelle assolve sono:

a.   delimitazione e protezione,

b.   organo di contatto,

c.   organo di espressione e rappresentazione,

d.   organo sessuale,

e.   respirazione,

f.     sudorazione,

g.   regolamentazione del calore.

 

Il tema comune tra queste molteplici funzioni sono i due poli “limitazione” e “contatto”. Infatti, noi viviamo la pelle come il nostro limite materiale esterno e, contemporaneamente, attraverso la pelle siamo in contatto con il mondo circostante.

 

Essa rispecchia anche il nostro modo di essere per la sua caratteristica di proiettare in superficie ogni turbativa proveniente dagli organi interni, ma anche di condurre al rispettivo organo ogni stimolo esercitato sulla zona corrispondente. Tutte le terapie delle zone riflesse si basano su questo rapporto; la medicina naturale le conosce da sempre, mentre la medicina classica ne tiene poco conto.

 

Esempi di terapie sulla superficie della pelle sono:

il massaggio sulla pianta dei piedi, il trattamento del dorso con ventose, l’auricoloterapia, varie tecniche di massaggio, ecc.

Quando si sviluppa sulla pelle un arrossamento, un gonfiore, un prurito, un ascesso, il punto in cui questo avviene non è casuale, ma indica un processo interiore corrispondente. Quindi, la pelle non mostra soltanto il nostro stato organico interno, ma in essa si rivelano anche tutti i nostri processi e le nostre reazioni psichiche. Ad esempio, si diviene rossi di vergogna, si diviene pallidi di paura, si suda per il terrore o per l’agitazione, ci viene la pelle d’oca, e così via.

 

Inoltre vi è una certa conducibilità elettrica e le prime misurazioni ed esperienze le dobbiamo a CarI Gustav Jung. Ma oggi, grazie all’elettronica, è possibile rappresentare le sottili e costanti alterazioni della conducibilità elettrica della pelle in modo da poter dialogare con essa anziché con la persona/paziente. Ogni parola, ogni domanda, ogni argomento trovano una risposta che la pelle esprime con un’immediata alterazione della conducibilità elettrica.

 

Quanto detto, conferma che la pelle è una grande superficie su cui diventano sempre visibili processi somatici e psichici. Quindi, ogni tentativo di modificare artificialmente, attraverso la cosmesi o la chirurgia estetica, Io stato della pelle, cioè la sua espressione esteriore dell’interiorità, è un’impresa disonesta e ingannatoria: è la differenza tra “essere bello” e “sembrare bello”. Ci si fa stirare la pelle ed è strano come la gente abbia così poca paura di “perdere la faccia”.

Tutti i tentativi di diventare un altro mettono in evidenza la scarsa simpatia che l’uomo ha per se stesso. Amare se stessi è uno dei compiti più difficili perché spesso accade che chi crede di amarsi scambia “se stesso” con il suo piccolo ego.

 

La pelle ci racconta anche qualcosa della psiche dell’uomo già ad un contatto fugace. Sotto una pelle molto sensibile si nasconde anche un’anima molto sensibile, mentre una pelle solida e resistente fa pensare ad una robusta scorza; la pelle sudaticcia ci mostra l’insicurezza e la paura, la pelle arrossata ci mostra l’eccitazione.

 

La pelle può rompersi a causa di una patologia interna (infiammazioni, ascessi, eruzioni) o esterna (ferite, operazioni). In entrambi i casi il nostro confine si spezza.

 

Uno stimolo che non ci lascia indifferenti è il prurito.

Dietro al prurito si cela una passione, un fuoco interno, un ardore che vuole manifestarsi e questo stimolo induce a grattarsi. Grattare è una forma leggera di scavare, raschiare e, come si gratta e si scava nella terra per trovare qualcosa e portarlo alla luce, così la persona affetta da prurito gratta la superficie della propria pelle per trovare simbolicamente quello che stimola, eccita, morde. Una volta che l’ha trovato, sta meglio.

 

Il prurito indica quindi qualcosa che non lascia indifferenti e che brucia nell’anima: una passione bruciante, un focoso entusiasmo, un amore ardente, ma anche la fiamma dell’ira. Il messaggio che ci trasmette il prurito è di grattare nella coscienza finché si trova ciò che brucia, e sarà probabilmente qualcosa di molto affascinante. 


Le principali divisioni del corpo 28x23

 

Cercheremo di osservare le principali divisioni del corpo nelle quali l’aspetto fisico rispecchia il corpo psicologico in essa insediato: destra-sinistra, alto-basso, davanti-dietro, testa-corpo, tronco-arti.

 

Sarebbe utile, come esperienza iniziale, dedicare alcuni minuti all’esame della forma complessiva del vostro psicosoma. È meglio farlo nudi, ponendosi davanti ad uno specchio abbastanza grande da consentire una visione integrale del corpo e, mentre Io esplorate, cercate di tracciare mentalmente una mappa nella quale individuerete i punti di maggior vitalità e salute, ma anche quelli del malessere e delle infermità.

 

Cercate di capire quali parti del vostro corpo sembrano diffondere una luce di vitalità sugli altri. Per esempio, potrete avere l’impressione che il vostro volto irradi una piacevole luminosità o che le vostre mani generino amore ed energia.

 

Mentre scrutate il vostro corpo, soffermatevi sulle sensazioni che certe parti stimolano in voi: alcune vi faranno sentire intimamente legati ad esse, mentre altre vi sembreranno estranee.

 

Con questa esperienza vi accorgerete che il corpo umano è la più vitale ed eccitante di tutte le forme energetiche che compongono l’individuo ed offre anche la struttura ideale per accingersi ad esplorare l’unità mente-corpo e le sue potenzialità nell’autosviluppo creativo.

 

Cercate, infine, di osservare le parti poco sviluppate del vostro psicosoma non come se fossero dei punti deboli, bensì come regioni di voi stessi ancora da esplorare e sviluppare meglio.

La divisione destra-sinistra

Queste metà sembrano esattamente simili, ma in realtà danno vita ad aspetti diversi del carattere e della personalità.

È utile ricordare che l’emisfero cerebrale sinistro controlla gran parte delle funzioni motorie neuromuscolari della parte destra e che l’emisfero cerebrale destro controlla la parte sinistra del corpo.

 

In questi ultimi anni sono stati effettuati molti studi per indagare sull’attività della parte destra e sinistra del cervello e, secondo il dottor Robert Ornstein, un pioniere in questo campo,l’emisfero sinistro è prevalentemente interessato al pensiero analitico e logico, soprattutto alle funzioni verbali e matematiche; l’emisfero destro, invece, è principalmente responsabile dell’orientamento nello spazio, delle attività artistiche ed artigianali, delle immagini corporee e del riconoscimento dei volti”.

 

L’osservazione della divisione destra-sinistra ci indica il modo in cui plasmiamo i nostri muscoli e i nostri tessuti, muoviamo ed usiamo le parti del nostro corpo ed esprimiamo e comunichiamo non verbalmente i nostri atteggiamenti e le nostre emozioni.

 

Questo particolare dualismo contribuirà a rivelare meglio i blocchi ed i tratti del carattere che animano il nostro psicosoma anche quando analizzeremo zone più specifiche.

Infatti, la divisione destra-sinistra ci indica che noi abbiamo sviluppato molto presto una preferenza per una metà rispetto all’altra che, quasi sempre, corrisponde alla metà destra (aggressiva), quale espressione di un atteggiamento emotivo creatosi in noi nei primissimi istanti di vita.

La parte superiore ed inferiore

La metà inferiore dello psicosoma, percepita funzionalmente, è la parte dell’organismo che stabilisce il contatto con la terra. Ha il compito di stabilizzare, muovere, equilibrare, sostenere, radicare e creare una confortevole situazione di solidità.

 

La parte superiore dello psicosoma, invece, ha la funzione di vedere, udire, parlare, pensare, esprimere, accarezzare, percuotere, stringere, comunicare e respirare.

 

Dal punto di vista psicologico, invece, la metà inferiore rappresenta l’intimità, il sostegno, l’introspezione, il senso della casa, la stabilità emotiva e la dipendenza. La metà superiore è legata alla socializzazione, all’espressione esteriore, alle comunicazioni interpersonali, all’affermazione dell’io, alle aspirazioni e all’azione.

 

Per vedere come una persona si trova in relazione con tali aspetti della vita, è sufficiente osservare il modo in cui è distribuito il suo peso in tutto il corpo.

A tale proposito, è importante ricordare che ogni individuo va comparato nella sua interezza, come un’unità indipendente, senza paragonare le parti del suo corpo con quelle di altre persone.

Sarà proprio da questa “interezza” che emergerà la sua personalità esclusiva.

La parte anteriore e la parte posteriore

 

Queste due metà sembrano animate da emozioni e atteggiamenti psicologici diversi.

 

La parte anteriore sembra rispecchiare l’io sociale, l’io conscio; quindi, tutto ciò che identifichiamo con noi stessi. È la parte che vediamo più spesso, per la quale comperiamo i vestiti ed alla quale ci sentiamo legati più intimamente.

 

È maggiormente responsabile di una serie di elementi che rendono attiva la vita quotidiana: tristezza, felicità, desiderio, interesse, amore, comunicazione, nostalgia. Sono questi i campi emotivi che attivano lo sviluppo della parte anteriore dello psicosoma.

 

La parte posteriore rispecchia gli elementi inconsci e privati del nostro io. Qui troviamo il ripostiglio degli aspetti della vita con cui non vogliamo avere a che fare o che non vogliamo mostrare agli altri, ma vi troviamo anche emozioni indesiderate, che vengono accumulate e nascoste soprattutto lungo la spina dorsale.

 

Per tale motivo, le emozioni che non vogliamo riconoscere o esprimere, non si dissolvono nel nulla, ma vengono semplicemente spostate nella parte posteriore del nostro psicosoma.

 

Quindi, lo squilibrio che ne consegue, lascia la parte anteriore vulnerabile e priva di forza, mentre quella posteriore diventa un deposito congestionato di energia.

 

Se dovessimo paragonare il corpo ad una casa, troveremmo nella parte anteriore il soggiorno, dove tutto è disposto in ordine per presentare l’immagine sociale che riteniamo appropriata, mentre nella parte posteriore vi troveremmo la cantina o la soffitta, zeppa di ricordi e cianfrusaglie, ma anche con cose di valore.

 

In molti casi, questi sentimenti e questi atteggiamenti nascosti ed inespressi si congelano nella struttura del corpo e si manifestano sotto forma di tensione, stress ed irrigidimento dei muscoli, che servono solo a limitare il fluire dell’energia vitale.

Divisione testa-corpo

Innanzitutto possiamo affermare che la testa ed il volto costituiscono i nostri aspetti più sociali in quanto formano la maschera che presentiamo al mondo e, non essendo coperti come il resto del corpo, vengono usati per il contatto e la comunicazione diretta più di qualsiasi altra parte del corpo.

 

In occidente, consideriamo la testa come sede della mente, dell’intelletto e della ragione.

Il corpo, invece, è considerato il nostro aspetto emotivo, animale e meno creativo.

Perciò, le divisioni ovvie corpo-mente, intelletto-sentimenti e ragione-intuizione si possono vedere nel modo in cui la testa e il corpo sono posti in relazione l’una con l’altro. 

Divisione tronco-arti

L’ultima delle principali divisioni dello psicosoma, ma la più difficile da notare, è quella tra il tronco e gli arti.

Il tronco può essere considerato il “nucleo” del nostro io; quella parte del corpo che si concentra attorno al nostro “essere”, in contrapposizione agli arti che sono più interessati al “fare”. 

 

Gli arti, d’altra parte, corrispondono a quella parte di noi che estendiamo dal nostro nucleo verso il mondo per compiere le funzioni di muoverci, agire, stabilire contatti, manipolare e comunicare.

Quindi, possiamo considerare gli arti come delle sonde che ci permettono di proteggerci ed espanderci al di là dei limiti e delle restrizioni che il tronco impone.

 

Se, ad esempio, un individuo ha il tronco pienamente sviluppato, mentre le braccia e le gambe sono deboli ed impotenti, ci troviamo di fronte ad una situazione in cui vi è una saturazione di sentimenti e di passioni, ma anche una difficoltà ad esprimerli e a mobilitarsi per concretizzarli.

 

Invece un individuo con il tronco sottile, ma con braccia e gambe ipersviluppate, tenderà più a “fare” che a “essere”.

Questa persona, infatti, avrà delle difficoltà nello stabilire un contatto con il proprio nucleo, poiché è troppo impegnata a svolgere le funzioni corrispondenti agli arti. In effetti costui tenderà a passare la maggior parte del suo tempo con gli altri o con varie attività, piuttosto che stare fermo e tranquillo, raccolto in se stesso.

I componenti del sistema Uomo  28x23
Secondo la tradizione, sono state identificate cinque componenti che concorrono a formare l’Uomo: l’ereditarietà, l’attività fisica, l’esperienza emotiva e psicologica, la nutrizione, l’ambiente.

L’ereditarietà include tutte le informazioni e le strutture che ci vengono trasmesse dai genitori e che, senza dubbio, rappresentano un elemento rilevante nella formazione del nostro psicosoma esclusivo.

È molto difficile isolare gli aspetti dell’io fisico e psicologico di cui è interamente responsabile l’ereditarietà.

L’attività fisica, include tutte le azioni, le attività e gli incontri fisici di cui facciamo esperienza nel corso della nostra vita.

Ciò che abbiamo fatto del nostro io, il modo in cui l’abbiamo fatto, la frequenza con cui l’abbiamo fatto e ciò che abbiamo provato facendolo, tutto questo si rispecchia nel modo in cui abbiamo sviluppato i nostri  muscoli e la coordinazione muscolare, ma anche il nostro psicosoma.

L’esperienza emotiva e psicologica. La stimolazione emotiva dei muscoli può avere sul corpo lo stesso effetto dell’attività puramente fisica, ma è più difficile individuare la sorgente dello stimolo ed il modo in cui è stato esercitato selettivamente e, spesso, inconsciamente. Il corpo comincia a plasmarsi intorno ai sentimenti che lo animano e i sentimenti, a loro volta, si abituano e restano imprigionati negli stessi tessuti corporei. Quindi, visto in questa ottica, lo psicosoma è il prodotto, continuamente rigenerato, di una vita di incontri emotivi e di attività psicologiche.
La nutrizione è qui intesa come il cibo psicologico, oltre che fisico. Infatti, noi assumiamo il cibo su tre livelli. Il primo è quello della sostanza materiale; il secondo è quello dell’informazione; il terzo è il livello dell’energia, delle emozioni e dello spirito. Quest’ultimo è il più importante, perché dipende da come ingeriamo i sentimenti e gli atteggiamenti di cui abbiamo bisogno per conservarci sani e felici e da come riusciamo ad integrarli nel nostro psicosoma che influenzerà il nostro stato dell’essere.

 

L’ambiente rappresenta tutte le strutture fisiche, sociali e psicologiche entro cui viviamo. Come accade per l’ereditarietà, acquisiamo i fattori ambientali alla nascita; ma a differenza dell’ereditarietà, abbiamo la capacità di cambiarli e, quindi, di cambiare la loro influenza sul nostro sviluppo personale, prendendo provvedimenti adeguati per modificarli o cambiando località.

Quando questi cinque elementi si fondono per dar vita ad un essere umano, la forza della psiche conscia sembra avere la massima potenza creativa.

 

 

Ma qui sorge un problema: sono le esperienze emotive e le credenze psicologiche che plasmano i tessuti e la struttura del corpo, oppure è la struttura del corpo a predisporlo ad emozioni ed atteggiamenti specifici?

 

 

La fisica quantistica può spiegarci perché sono vere entrambe le possibilità: la traduzione dalla mente al corpo (dall’onda/pensiero all’elettrone/materia) sembra costituire una sorta di feedback (retroazione) circolare, in cui ogni unità di informazione e di esperienza (onda/pensiero) si inserisce attraverso i tessuti (elettrone/materia) e poi ridiventa informazione ed esperienza (onda/pensiero).

Perciò, quando tentiamo di decifrare il linguaggio del corpo o la struttura della psiche, possiamo soltanto portare al livello della coscienza tali relazioni e riconoscere l’inscindibilità dell’unità mente-corpo come è stato riconosciuto fin dall’antichità e, principalmente, nelle culture indotibetane e cinesi.

 

In Occidente, abbiamo preferito separare lo psicosoma in due parti:

- la psiche, situata nella scatola cranica, in mezzo agli occhi;

- il corpo, che è e si muove al di sotto di essa.

 

Questo dualismo tra mente e corpo si riflette in tutti i principi della nostra società ed in tutti i nostri processi culturali, favorendo, così, la specializzazione e la differenziazione intensiva in tutte le nostre attività. Ciò significa incoraggiare il distacco dell’uomo dalla natura, favorendo, così, il separatismo anziché l’olismo.